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ALBUM: Ritratti Pakistani

Smile : )

Rallentando per vederne i volti

Belli, sporchi, sorridenti o vecchi. Perché é attraverso le persone che siamo connessi a questo mondo.

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Un saluto agli amici speciali

Prima di chiudere il capitolo Sri Lanka, vogliamo stringere in un forte abbraccio collettivo (con un pizzico di nostalgia) i nostri due super-amici che qui ci sono venuti a trovare e sono stati nostri compagni di viaggio per un po’.




a Ste,

con cui abbiamo attraversato mezza isola a bordo di un furgone pirata.

Ci hai regalato ricordi preziosi fatti di esplorazioni sottomarine, cacce al granchio notturne, safari fai-da-te e collezioni di conchiglie giganti (misteriosamente scomparse)…

…ci manchi Ste!!





ad Alex,

catapultato direttamente dall’ufficio alla vita “on the road”… che botta eh?

L’hotel “equivoco” a Mount Lavinia, la delirante festa a Colombo, la grigliata in spiaggia, la pesca alle aragoste, la spiaggia vergine di Rekawa e il folle giro in motorino attraverso l’entroterra selvaggio…

…in ufficio ci sei più tornato Ale?




A voi un abbraccio sincero.  Siete la dimostrazione vivente che un’amicizia vale 10000km di distanza.

GRAZIE AMICI, AL PROSSIMO INCONTRO CHE CI RISERVERA’ LA VITA!





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Diamo i numeri!!

Pepperepè! Visto che ogni occasione è buona per festeggiare, celebriamo oggi con voi il nostro primo anno e mezzo di viaggio dando i numeri….



550

[ +29 impiegati per scrivere questo post 😉 ]

i giorni di viaggio



16

i paesi attraversati




27000

i chilometri percorsi
(circa, considerando tutte le volte che ci si è rotto il contachilometri..)




1500

i litri di benzina consumati




3… 2… 1… 0!

le cadute…  le gomme a terra…  le volte in ospedale…  i giorni di prigione!




incalcolabili

le persone incontrate, con cui siamo stati per lunghi giorni o anche solo per pochi minuti, ma che ci hanno aiutato, fatto ridere, consigliato, fatto incazzare, dato le indicazioni stradali, ospitato, offerto da mangiare, tocchicciato la moto, fatto una foto con noi o semplicemente detto “hello”,…




15 euro

il nostro budget massimo giornaliero per 2 persone

(ok, questo è un dato finto. Noi cerchiamo di stare dentro ai 10 euro al giorno in due, ma quando ci spostiamo è impossibile per colpa del costo della benzina. La cifra 15€ è stata ottenuta calcolando quanto abbiamo speso negli ultimi 6 mesi e dividendolo per il numero dei giorni..)



Fra i posti più strani dove abbiamo dormito, mi ricordo…

All’interno di una grotta che fu una chiesa in Cappadocia
Con la tenda nella piazza centrale di Abyane in Iran
In un albergo super pettine tutto pagato a Esfahan
All’interno del confine fra Pakistan e India nella “terra di nessuno”
A fianco a un furgone francese con caminetto incorporato nel bel mezzo del deserto freddo del Laddakh
In svariate Dharamshala di svariati templi Indù
In una palafitta di tre piani interamente costruita in legno, senza pareti in mezzo alla giungla dello Sri Lanka 🙂 (…ah già, è dove siamo adesso!!)
e chi più ne ha più ne metta..


4

ALBUM: Città del Pakistan

Badshahi Mosque - Lahore

Islamabad e Lahore

Nelle cittá ti perdi e nelle cittá ritrovi te stesso, negli angoli di silenzio ripiegati dietro a imponenti monumenti.

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Karayağmur Köyü, Aksaray

Altrimenti detto: Succede solo in Turchia. Parte 3.

[Qui la parte 1 e 2]

Questa volta siamo stati proprio arroganti.
Di solito partiamo sempre un piano (una spiaggia, un “amicodiunamico”, un campeggio..), piani che alle volte si lasciano piacevolmente stravolgere dall’incredibile ospitalità turca. Ma stavolta, dicevo, siamo stati proprio arroganti…
Partiamo da Aksaray nel primo pomeriggio, le giornate iniziano ad accorciarsi dunque sappiamo che tra breve dovremmo già femarci; non abbiamo idea di dove dormiremo ma questo non ci preoccupa minimamente. L’idea è questa: guidiamo fino al tramonto dopodichè puntiamo al paese più piccolo che troviamo.

L’altopiano dell’Anotolia Centrale è piatto e desolato. Una strada sterrata invasa di pecore con in lontananza un minareto ci indica la via. Il centro del villaggio è una piccola bottega di snacks,fermiamo la moto e il proprietario ci viene incontro. “Ekmek?” (“Pane?”) domandiamo, “Yok!” (“Non c’è!”); “Tamam, çay!” (“Ok, allora offrici un tè!”). Habip (questo il nome del paffuto negoziante) felice ci invita ad entrare nel suo negozio e ci fa accomodare. In processione vengono a farci visita il figlio con 2 pagnotte fatte in casa ancora calde, la moglie con un vassoio di tè fumante, l’Imam del villaggio con tutto il suo alone di rispettabilità, e, ovviamente, tutti i ragazzini del circondario.
La comunicazione è difficile ma sincera, il figlio ci chiede di scattare delle foto al suo bimbo di pochi mesi e di mandargliele (nessuno di loro ha la macchina fotografica e tantomeno un indirizzo email). Ci ripromettiamo di studiare il turco. Da lì in poi tutto va secondo il copione: cena, letto, colazione e tanti çay. La mattina per ringraziare promettiamo di stampare le foto e di inviarle per posta, regaliamo una confezione di tabacco (a sua volta regalataci in Cappadocia), fotografie di rito e in sella: lire spese = 0, punti esperienza guadagnati = 1000.

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ALBUM:Turchia – Kapadokya



La Cappadocia di Thomas e Agata






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La Kapadokya di Thomas

La Cappadocia è un luna park naturale con tante giostre.
L’esemplare tipico della fauna locale, estrapolato dal gregge, è il classico Giapponese-Dai-Dentoni-Sporgenti (sottospecie munita di Lonely Planet); mentre l’equipaggiamento standard comprende calzoncini tecnici, cappello da deserto, racchettine da hiking e reflex.

Tutto è organizzato come un carosello:
– in mattinata visita ai camini delle fate e nel pomeriggio hiking nella Rose Valley e tè con vista sul tramonto (2 lire per vedere il tramonto),
– domani museo a cielo aperto (8 lire) e shopping al mercato dei souvenirs,
– dopodomani giro in mongolfiera all’alba (150 euro) e visita alla città sotterranea (15 lire);
Spostamenti rigorosamente in massa: autobus VIP per i più snob, mountain bike e quad per i più avventurosi mentre per i più sportivi lunghe e stremanti vasche sotto il sole.
E non c’è tempo per riposarsi che la tabella di marcia è lunga e fra 3 giorni bisogna essere in aeroporto. Frenesia…

Io e Agata non abbiamo fatto/visto nulla di tutto questo: per noi la Cappadocia è stata un’esperienza mistica.
Per risparmiare le 2 lire per accedere al tramonto ufficiale (cazzo, il tramonto sarà pur gratis!) ci siamo inoltrati su una pista bianca tra coltivazioni di zucche (Agata sono zucche acerbe, non meloni gialli!) per ritrovarci soli con la moto su un promontorio, in compagnia di una vista magnifica e un gratuito tramonto, sotto un melo, seduti tra sedie luigi XVI, un’amaca e una teiera. Ma solo il giorno dopo abbiamo conosciuto Arşad; i turisti pagano per vedere le mitiche case scavate nella roccia, lui ci vive: pannelli solari, acqua corrente, orto; le sedie Luigi XVI sono sue.
Arşad è stata la guida alla nostra Cappadocia: per ripararci dal gelo della notte ci ha mostrato una magnifica grotta nascosta, una chiesa, dove abbiamo dormito in compagnia dei pipistrelli e delle stelle (sia in inverno che in estate la temperatura nelle grotte è stabile sui 15°).

E il giorno dopo ci ha condotto all’esperienza più vera: 3 ore di cammino, nessun sentiero, solo una direzione, per trovare la mitica città di pietra perduta di Zengi. Pinnacoli, tunnel, guadi, orti, bivi… “It’s time to take decisions”… La città è immensa e affascinante; troviamo una grotta per dormire con vista sull’alba, prepariamo il fuoco tra maestose torri di argilla, il tutto con l’enigmatico paesaggio della Cappadocia ai nostri piedi, senza anima viva, cercando di percepire quello che fu davvero quel luogo. Ma è solo il preambolo, domani mattina la goccia.

Colazione preparata sulle braci del fuoco di ieri, una volpe si aggira tra le guglie di argilla, il paesaggio è lunare, la luce è accecante, vaghiamo, vaghiamo: grotte, uva, pinnacoli, sole, tanto sole. Il mistero non si rivela: chi abitava quella città? Al tramonto restituiamo nuovamente la città in custodia alla volpe, lasciamo un’offerta di cibo per ringraziarla di averci permesso di intrufolarci nel silenzio e nei misteri di quel luogo e ci voltiamo un’ultima volta per ammirare la città fantasma.
C’è più Cappadocia nella nostra esperienza che in tutta la Lonely Planet: spesso, non averla, è una marcia in più.

1

Ilgaz / Kastamonu

Altrimenti detto: Succede solo in Turchia. Parte 2.

[Qui la parte 1]

Per il momento succede solo in Turchia perchè solo qua ci è successo. Spero che succederà in molti altri posti e molte altre volte ancora.
Stavamo attraversando le montagne quando, passando a fianco a un baracchino che vendeva miele, la nostra golosità ha avuto il sopravvento sul tramonto, sul freddo che sopraggiungeva e sulla necessità di trovare un posto dove dormire. Abbiamo contrattato strenuamente. Siamo stati invitati per un çay. Ci è stato offerto da mangiare: fagiolini e una sfoglia ripiena di erbette e formaggio (che solo in seguito abbiamo scoperto chiamarsi Gözleme ed essere tipico di tutto il sud della Turchia). Siamo stati invitati a passare la notte.
Per la seconda volta l’ospitalità turca ci accoglie con un’infinita semplicità. Ci hanno ceduto una stanza, ci hanno sfamato e riscaldato in una notte prepotentemente gelida, ci hanno protetto da orsi e lupi che pare si aggirino nella zona e soprattutto ci hanno fatto sentire veramente ben accolti.


3

Mar Nero: spiaggia di Bozkoy e villaggio di Akbayir

Il Mar Nero mi ha fregato.

Perchè io se sento “mare” penso: spiagge, bagni, sole e caldo.

E invece il Mar Nero è: scogliere, onde, umidità e freddo.

Il Mar Nero di notte fa paura. Si alza un muro di nebbia alto più di 5 metri, le onde sbattono isteriche contro la spiaggia e il rumore è assordante.

“Come hai dormito stanotte?” “Di merda, il rumore del mare era troppo forte..”

Al mattino appena svegli rotoliamo verso un minuscolo raggio di sole nella speranza di evaporarci l’umidità di dosso. Arriva una coppia di francesi. La roughguide di questa spiaggia diceva “Spiaggia tranquilla e quasi sempre deserta, al massimo potrete trovare qualche tenda di ragazzi che fanno campeggio libero”. Perfetto. Tutto come nella guida.

Nel pomeriggio continuiamo sulla strada verso Sinop.

Rallentiamo in un villaggio cercando di scorgere un baracchino che fa da mangiare o un supermercato, insomma: fame. Un ragazzo su un trattore ci vede e ci indica una strada che va verso il mare. Eh ok, io avevo fame, mica volevo la spiaggia, comunque ci hai convinto: ci andiamo.


Arriviamo alla spiaggia dove ci accoglie un gruppo di vecchietti. Bellissimi. “Avete fame?” Fichi.
E poi ancora delle donne affacciate a una finestra. “Avete fame?” Torta e panotto ripieno di formaggio.
“Tenda?” “Lì, no problem” “Ma va, lì fa freddo, venite a casa mia” “La moto mettetela nel mio giardino è meglio”. Uao.
Un vecchietto, che fino a un attimo prima aggiustava una barca, mette giù gli attrezzi e ci accompagna a casa sua. Umidità del Mar Nero non mi avrai stanotte. Tiè.

L’ospitalità turca è sincera, ci si sente a casa davvero.

Al mattino, mentre prepariamo la moto per ripartire, vediamo i vecchietti del giorno prima sulla spiaggia tutti presi a fare qualcosa, ci chiamano sbracciandosi. Sono tutti lì che tirano una corda fuori dal mare. “Pesce, pesce. Balik, balik”. Ah beh, dovrà poi essere bello grosso vista la fatica che fanno.
E tira che ti ritira capiamo che stanno tirando a riva una rete. Su una barchetta ci sono due marinai che coordinano l’operazione. I nostri amici vecchietti che un pò collaborano e un pò remano contro. I vecchietti sulla barca che si arrabbiano. Thomas che tira come un matto. Il gatto, che la sa lunga, che stà lì a pochi metri di distanza appostato.

A poco a poco ne esce una rete bella piena di pesci di varie dimensioni, alcuni incastrati nelle maglie fini fini, altri presi prorio nel sacco. Ah, se solo sapessero nuotare al contrario.

E dopo la pesca partiamo davvero. Tutti lì riuniti nella piazzetta del paese a salutarci e augurarci buon viaggio. Commoventi questi vecchietti.

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Safranbolu

Sono ore che siamo in moto, destinazione Safranbolu… tappa lunga: da Istanbul saranno 500 km. Siamo stanchi, incomincia a fare buio, abbiamo preso una multa, mi ha punto un’altra vespa e Agata incomincia ad essere acidina. Dobbiamo trovare una sistemazione per la notte. Mi fermo ad un distributore a chiedere indicazioni: kaç kilometri? Sette? No, settanta.
Ci reimmettiamo sulla strada poco convinti e subito compare a fianco a me un’Africa Twin seguita da un KTM Adventure. Spagnoli. Mi accodo e mi lascio trascinare dolcemente, la stanchezza se ne va e torna l’entusiasmo: i 70 km scorrono via con come sfondo un tramonto tra le colline.
Le nostre tre moto ci portano in città in serata e tutto continua a girare per il meglio: veniamo accolti dal sindaco in persona che ci invita a dormire nella caserma dei pompieri!
La mattina una passeggiata nell’antico borgo di fabbri, panettieri e zafferano (andate nella bancarella di zafferano, il manifesto l’ha scritto Agata!) assieme ad Oscar e Nacho, i nostri nuovi compagni di strada; poi un rabbocco dell’olio, un’ingrassata alla catena, quattro chiacchiere tra motociclisti, due foto coi pompieri e via: destinazione Mar Nero… chissà dove dormiremo questa notte.