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Manali-Leh: i ponti

Sistemo un problema alla leva della frizione e smontiamo il campo. Siamo a 3000m e oggi ci spetta il grande dislivello: il Baralacha La a quota 4894m.
Metallic bridge on the Manali-Leh

La strada si solleva dolcemente dal greto del fiume infilandosi in una stretta valle, ma mano a mano che saliamo la nostra prospettiva cambia. La valle appare ora come una gigantesca fessura nel massiccio dell’altopiano; la strada lo sa bene e rivela presto le sue vere intenzioni aggrappandosi ad una traiettoria immaginaria, lasciando il fiume a strisciare sul fondo.

Iniziano qui i primi segnali della incredibile mutazione in atto attorno a noi: la morfologia dell’ambiente circostante si trasforma secondo indecifrabili geometrie, la vegetazione gradualmente scompare e resta un paesaggio assolutamente …marziano.

Le leggi della fisica stanno cambiando; impercettibilmente, ma costantemente, stiamo salendo.

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Manali-Leh: Rohtang Pass

Ladakh: Morey Plains by bikeLa Manali-Leh è un esperienza da interpretare con calma contemplativa, dimenticandosi di pianificare le tappe.

Il Ladakh ti entra dentro lentamente attraverso i sensi, coi suoi colori perfetti e i suoi silenzi totali. Ma è la sua staticità innaturale che ti ipnotizza e ti incanta… Il tempo scompare e resta la pace, e riesci a sentire la vita dentro di te, così netta e definita come non l’hai sentita mai. Indimenticabile.

Ma, ovviamente, bisogna sapersi lasciar andare…

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Manali-Leh: introduzione

Questo racconto parla di una terra che non c’è, chiamata Ladakh.

Uno di quei luoghi di fantasia che trovano riscontro soltanto nei sogni… ma come tutti i luoghi fantastici, esistono delle speciali rotte che consentono ai Sognatori di giungervi realmente.
 
La Manali-Leh è una di queste vie, un ponte sospeso tra la terra e il cielo. Ed è lei il vero soggetto di questo racconto…
 
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Manali

Per una volta avevamo le idee chiare: da Kasol saremmo andati verso Banjar e il Jalori Pass, da lì verso Rampur e Kalpa e poi verso Tabo, Kaza e la Spiti Valley e da lì sempre più a nord, verso Leh e il Ladakh.

L’idea è quella di spostarci in una valle laterale alla Parvati per poi percorrere uno dei giri più ambiti dai bikers di tutto il mondo:Kullu Valley la Manali-Leh Highway.
Quasi tutta la strada si trova sopra ai 3500m di altitudine e alcuni passi toccano persino i 5000 metri! Ma come mi dice sempre Thomas: “Più pianifichi, più probabilità hai che le cose non vadano come avevi programmato e più poi ci rimani male”. Mannaggia a lui che ha sempre ragione…

Siamo già a buon punto verso il Jalori Pass quando iniziamo a vedere un sacco di macchine che vanno nella direzione opposta alla nostra, un po’ troppe macchine… Ci fermiamo a chiedere informazioni e ci dicono che qualche chilometro più in su c’è stato una “land-slide” (una frana), fenomeno particolarmente comune durante la stagione delle piogge.

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Ai piedi dell’Himalaya

Prossima missione del nostro viaggio é permettere a Thomas di finire il famoso software che ha iniziato in Grecia quasi 4 mesi fa, portato avanti in tenda in Iran e messo in pausa aspettando una sistemazione un po’ più “stabile”. Questo é il motivo per cui abbiamo insistito tanto all’ambasciata indiana di Islamabad per avere un visto di 6 mesi [ leggi: Visto indiano a Islamabad ].
 
Siamo entrati in India a luglio, all’inizio della stagione delle piogge; per non ritrovarci completamente zuppi e coperti di muffa abbiamo deciso di aspettare la fine della stagione dei monsoni nella Parvati Valley, riparati al fresco delle montagne.

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La nostra prima India: Amritsar

A raccontare di Amritsar non si può non cominciare descrivendo lo stupefacente Tempio d’Oro, la più importante meta di pellegrinaggio della religione Sikh, l’ultima nata tra le religioni del mondo nel XV secolo.

E’ impressionante: tutta la città di Amritsar è organizzata per accogliere le migliaia di pellegrini che qui si radunano ogni giorno. La tangenziale sopraelevata finisce direttamente all’interno di un parcheggio dedicato esclusivamente a loro, e di fronte all’ingresso del tempio c’è un grande parcheggio sotterraneo per le moto completamente gratuito. Per entrare nel tempio poi bisogna togliersi le scarpe e coprirsi la testa in segno di rispetto, uomini compresi.

All’interno del gigantesco edificio in marmo bianco si trova una piscina di acqua sacra nel cui centro brilla un edificio più piccolo completamente d’oro.

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Confine: Wagah Border

La nostra dipartita dal Pakistan è stata alquanto rocambolesca…

Ospedali, visto scaduto e nottata all’addiaccio nella terra-di-nessuno tra Pakistan e India.

Ma andiamo con ordine.

 
Thomas era in ospedale per un infezione alle tonsille, Agata invece non si allontanava troppo dal bagno per una infezione intestinale (tutto merito della nostra passione per il cibo da strada: il Pani Poori di Lahore). Questo ci fa arrivare al confine solo l’ultimo giorno di visto.

Com’è, come non è… il confine è chiuso.

 
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Lahore

Che in Pakistan faceva caldo lo sapevamo già, ma certo non ci saremmo aspettati un caldo così incredibile come quello che faceva a Lahore, o ancora peggio, sull’autostrada da Islamabad a Lahore!
Tutti ci dicevano che le moto non potevano prendere l’autostrada, ma la prospettiva di 400km sotto il sole sulla GTroad (in pratica una strada statale che taglia tutta l’India collegandola al Pakistan) non era particolarmente allettante. Così abbiamo scelto di adottare la tecnica “fai lo gnorri e andrà tutto bene”… e così è andata. Subito dopo il casello ci hanno fermato dei poliziotti che, controllato che avessimo delle protezioni (e una moto) adeguate, ci hanno lasciato andare.
Decidiamo di cercare di arrivare a Lahore il prima possibile che tanto ogni sosta in “autogrill” si risolveva in un bagno di sudore e di folla, sopratutto considerando che bardati di tutto punto con 50° all’ombra attiravamo decisamente l’attenzione…

 
Arrivati a Lahore troviamo ad accoglierci due nuovi amici conosciuti a Shogran qualche settimana prima [ link ]: Usman e Rashid che ci ospiteranno, faranno da guide e sopratutto faranno morir dal ridere per la prossima settimana!
Grazie a Usman, a cui abbiamo raccontato la nostra passione per i tour enogastronomici, abbiamo assaggiato un’infinità di prelibatezze locali, gustate come la tradizione di Lahore richiede: in macchina con l’aria condizionata al massimo suonando il clacson ogni volta che vuoi chiamare il cameriere!

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Northern Areas: Kaghan Valley

Riassunto: è sugli sterrati di Shogran, in Pakistan, che avviene la terza caduta del viaggio. Il bilancio dei danni sembra tale da impedire il proseguimento della rotta lungo la Via della Seta, ma alcuni abili artigiani locali scovati in un bazaar raddrizzano e ricostruiscono telaio e valigia in tempo record (per il ginocchio di Thomas, purtroppo, non erano attrezzati). Tuttavia, nonostante gli acciacchi, è la vigilia di una grossa sfida con la montagna: l’attraversamento dei primi avamposti del ghiacciaio Himalayano in pieno discioglimento estivo. [ Leggi la prima parte ]

Apri la Mappa ]

Tornati sull’asfalto continuiamo a salire, dal visore del casco assisto estasiato alla proiezione di un classico del cinema muto dal titolo “Il perenne duello tra Strada e Montagna”. Siamo al punto in cui la Strada che prima solcava decisa il fianco della Montagna diventa mano a mano più timida e la Montagna sempre più autoritaria.

Il contrasto tra l’ingombrante parete rocciosa sulla destra e il nulla alla sinistra infonde un senso di precarietà, reso più vivido dagli evidenti segni del terremoto del 2005.  Finchè la strada – inevitabilmente – si arrende.

Continuiamo lentamente ad avanzare tra un groviglio di buche, macigni, veicoli incastrati e ogni tanto qualche frana con relativa deviazione off-road, ma dopo solo pochi km veniamo già raggiunti dai nostri nemici di sempre, Buio e Stanchezza. La Pioggia – ovviamente – si unisce alla festa.
Entriamo in Kaghan, il paese che da il nome alla valle; sotto il diluvio distinguiamo la sagoma di un ragazzo che ci convince facilmente a vedere il suo albergo, che risulta gradevole oltre ogni aspettativa. Concordiamo un ottimo prezzo e condizioni speciali, e qui viene scattata la più bella foto di tutto il mio viaggio: parcheggio il mio Transalp blu tra le pareti rosa della camera da letto.
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